Tubercolosi – Di cosa si tratta

Una patologia spesso oggetto d’incomprensioni e della quale non si comprendono i potenziali rischi a lungo termine, la tubercolosi (TBC) è una della malattie infettive più diffuse modernamente, anche grazie alla sua facilità di trasmissione per mezzo aereo, che ogni anno uccide circa due milioni di persone ed avrebbe infettato, secondo le autorevoli stime dell’OMS, all’incirca l’un terzo della popolazione mondiale.

MedicsLa causa principale della contrazione di tubercolosi è derivata dall’infezione con uno specifico ceppo batterico, ovvero il Mycobacterium Tubercolis, largamente identificato, nel linguaggio comune, come il bacillo di Koch, il cui nome è ispirato all’omonimo batteriologo tedesco che nel 1882 lo identificò isolandone la componente antigenica, diviso in tre varianti responsabili dei sintomi associati: il M. Hominis ed il M.Bovis, ed infine il M.Avium, quest’ultimo specifico per alcuni animali.

Le manifestazioni si verificano sia in modo localizzato, principalmente a carico dell’apparato respiratorio intaccando i polmoni, che con infezioni sistemiche persistendo nell’organismo e spesso diffondendosi ai tessuti circostanti, con infiltrazioni variabili in base ai distretti corporei interessati che possono coinvolgere i linfonodi, le ossa e l’apparato urogenitale, in rari casi arrivando persino alle meningi.

Il contagio avviene da persona a persona, partendo da soggetti affetti da un tipo di tubercolosi definita “aperta” in quanto capaci di diffondere nell’ambiente circostante un’alta carica batterica, tramite il micro aerato salivare, le microscopiche gocce di saliva emesse durante la respirazione o quando si parla, in modo del tutto involontario, e nelle quali, grazie all’infezione polmonare che spesso induce anche a frequenti colpi di tosse, si annida il bacillo pronto ad essere inspirato dal nuovo organismo per poi attuare la sua replicazione. Non sono ovviamente da escludere casi di trasmissione cutanea o gastrointestinale, sebbene si tratti di eventi molti rari.

L’infezione, anche qualora si verifichi, non sempre si traduce automaticamente in patologia oppure, il più delle volte, assume un decorso asintomatico, questo grazie alla risposta attuata dal sistema immunitario, tramite macrofagi, che consente di contenere l’azione replicativa dei bacilli capace di prendere il sopravvento sull’organismo solo in concomitanza di alcuni casi come l’immunodepressione, tipica dei malati di AIDS, oppure una prolungata esposizione al batterio la cui eccessiva carica infettante avvia il processo infettivo sia in fase primaria, quindi al primo contatto, sia in una fase definita postprimaria, ovvero attivando dei ceppi rimasti latenti nel tempo e dei quali se ne ignorava la presenza.

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