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Tubercolosi – Come si cura

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Il trattamento terapeutico per contrastare la tubercolosi dovrà necessariamente tenere conto delle condizioni del soggetto, in particolare eseguendo diversi test clinici per valutare il grado di sviluppo della patologia e gli organi interessati, optando quindi per approcci diversificati che spesso, specialmente in fasi nettamente conclamate come la tubercolosi post-primaria o la miliare, richiederanno un necessario ricovero del soggetto allo scopo di poterne monitorare costantemente i parametri vitali lungo il naturale iter terapeutico.

Di base però, trattandosi di una malattia infettiva il cui agente responsabile è un bacillo, quindi una forma batterica, il trattamento di tutti i casi passa per la somministrazione di antibiotici, con cocktail diversi in base alle allergie oppure allo stato renale, di cui bisogna tener conto nel soggetto affetto per non causare un sovraccarico che possa indurre ad insufficienza renale. Il trattamento antibiotico ha una durata standard compresa tra i 6 ed i 9 mesi, con picchi variabili ed un aumento per bambini ed adulti affetti da HIV, quindi che manifestano un deficit del sistema immunitario in quanto immunocompressi, ed è solito utilizzare l’isoniazide, in mono somministrazione oppure in multi somministrazione, in quest’ultimo caso legandone i principi attivi ad altri farmaci quali rifampicina, etambutolo, oppure streptomicina, e pirazinamide, il tutto in cocktail i cui dosaggi vengono stabiliti di volta in volta durante il programma terapeutico.

Un aspetto da non sottovalutare è l’elevata resistenza attuata dal Mycobacterium Tubercolosis, il cui ceppo è in grado di adattarsi alle varie forme di antibiotici contrapponendo un’elevata resistenza farmacologica, a tal scopo è quindi importante non sospendere la terapia, nel momento in cui il soggetto inizia a manifestare un netto miglioramento clinico con la scomparsa graduale dei vari sintomi, sino alla fine del regime prefissato, essendo quest’ultima una pratica che favorisce proprio la sopravvivenza dei ceppi più forti i quali, una volta liberi dall’azione di contrasto antibiotica, riprendono la replicazione inibendo qualsiasi tentativo futuro col farmaco precedentemente sospeso.

In tal caso si parla, specificamente, di tubercolosi con resistenza secondaria, o acquisita, diversa dalla tubercolosi a resistenza primaria che indica l’infezione con un ceppo naturalmente resistente all’antibiotico utilizzato, ed entrambe, a seguito di un trattamento errato, possono evolvere in tubercolosi multi resistente (MDR-TB), specificamente per isoniazide e rifampicina, sino allo stadio complesso di tubercolosi tubercolosi estensivamente resistente ai farmaci (XDR-TB), complicata da trattare per la vasta gamma di farmaci inutilizzabili Qualora, in casi molto gravi, l’infezione polmonare dovesse aver intaccato la parete toracica, generando un versamento pleurico di tipo empiematico, ovvero lo sviluppo di pus nello spazio pleurico inficiando la funzionalità respiratoria, allora sarà necessario associare, oltre al trattamento antibiotico, anche un intervento invasivo con un drenaggio, per svuotare l’area dai liquidi tramite l’utilizzo di un tubo cavo connesso a dei sistemi di raccolta, come il Bulau ed il Pleur-evac.

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